Una veloce panoramica su WordPress 5.5

Automattic ha rilasciato la versione 5.5 di WordPress.
Si tratta di una minor release ma ricca di nuove funzionalità e miglioramenti… in totale circa 450.

La nuova versione – nome in codice Ecktstine – migliora l’editor a blocchi, consente di modificare le immagini online, ti dà un’anteprima del contenuto migliorata e molto altro ancora.
In questo post del blog elenco le nuove caratteristiche e le modifiche che proprio devi conoscere. Enjoy!

> Editor dei blocchi

Dalla versione 5.0 di  WordPress siamo stati introdotti in un nuovo ambiente di editing basato su blocchi e chiamato editor di blocchi o Gutenberg. Da allora, ogni versione di WordPress ha migliorato questo editor e la versione 5.5 non fa eccezione.

Oltre ad alcune modifiche evidenti nell’interfaccia utente, “Eckstine” ci introduce ai modelli di blocco e alla nuova directory dei blocchi.
I modelli di blocco sono blocchi già pronti sulla base di impostazioni di uso comune e sono davvero utili quando si tratta di gestire elementi standard nelle pagine o nei post.

I modelli consentono di impostare rapidamente il layout di una pagina e anche se oggi il numero di modelli è limitato, questo numero probabilmente continuerà a crescere nei prossimi anni.

Una seconda novità che riguarda l’ambiente di editing è la possibilità di modificare le immagine direttamente in essa, senza passare dalla libreria multimediale.

> Laxy Loading

Forse il cambiamento più interessante di WordPress 5.5 è l’aggiunta del laxy loading nativo. Nativo significa che la funzionalità è già incorporata e non ha bisogno di alcun plugin. Ciò che rende questa caratteristica davvero utile è che non devi fare nulla: si imposta da sola e il tuo sito è più veloce. Sì esatto, più veloce… perché il lazy loading consente al sito di funzionare più velocemente.

Il caricamento lazy è un metodo per posticipare il download delle immagini e dei video che sono presenti sulla pagina ma non sono, in quel momento, visualizzati sullo schermo. Ciò significa che un visitatore può utilizzare una pagina web senza dover aspettare che tutto venga scaricato. Quando poi il visitatore scorrerà verso il basso, le componenti della pagina rimanenti verranno scaricate solo quando saranno effettivamente necessarie.

Ciò è molto utile perché il caricamento rapido di un sito è associato a una migliore esperienza di navigazione, quindi a maggiori entrate pubblicitarie e a maggiori vendite.

> Aggiornamento automatico tema e plug-in

WordPress 5.5 introduce una funzione che permette di aggiornare automaticamente temi e plugin.
È una funzionalità più importante di quanto possa sembrare perché alcuni aggiornamenti sono fondamentali per prevenire gli attacchi al sito. Gli hacker, infatti, possono spesso mettere mano a un sito a causa dei plugin o del tema obsoleti.
Questa nuova funzionalità impedirà che ciò  si verifichi e aiuterà a mantenere un sito più sicuro.

L’aggiornamento automatico è utile soprattutto per i siti statici, che non cambiano molto e non utilizzano molti plugin. Ci sono casi limite in cui l’aggiornamento dei plugin potrebbe introdurre problemi indesiderati; alcuni casi in cui è più sicuro aggiornare manualmente i plugin per le patch critiche, attendendo più a lungo prima di aggiornare le funzionalità. Ecco perché alcuni editor preferiscono scegliere manualmente quando e quali plugin aggiornare. Per questo motivo l’aggiornamento automatico del tema e dei plugin è disattivato per impostazione predefinita ed è necessario abilitarlo per poterne sfruttare i vantaggi.

> Sitemap

La sitemap è la mappa di un sito web che aiuta i motori di ricerca a scoprire le nuove pagine da classificare. Una sitemap consente a un editor di indicare ai motori di ricerca dove si trovano tutte le pagine del sito e in particolare le nuove pagine.
La nuova versione di WordPress introduce la sitemap incorporata. Non sarà dunque più necessario un plugin di terze parti per generarla.

Purtroppo la funzionalità sitemap di WordPress 5.5  ha alcune limitazioni.
Tra queste quella più importante è l’assenza di una sitemap destinata alle immagini. Una sitemap per immagini, analogamente a quella per testi, è una mappa che permette di segnalare tutte le immagini del sito ai motori di ricerca.

Come sappiamo, le immagini aiutano i motori di ricerca, e Google in particolare, a capire di cosa tratta una determinata pagina. Le immagini possono perfino classificare i risultati della ricerca.

L’assenza della sitemap per immagini dunque è una limitazione non da poco che riduce l’utilità della nuova funzione solo ai siti con poche immagini e non determinanti.

> I browser meno recenti non sono più supportati

Il supporto per Internet Explorer da 6 a 9 è stato eliminato. Hallelujah!
Il vantaggio è meno codice e un sito web più snello, più veloce e con migliori performance.

In primo luogo è stato rimosso il codice di stile specifico per IE 6-8.
La quasi totalità degli utenti non utilizza più questi vecchi browser mentre la maggior parte delle visite che riscontriamo come IE 6-8 è in realtà composta da bot che fingono di essere tali browser.
Insomma è un cambiamento gradito che non impatterà sull’utenza rendendo però il foglio di stile un po’ più piccolo e più veloce da scaricare.

Il secondo cambiamento riguarda la masonry layout library che non supporterà più IE 8 e 9.
Gli editor che desiderano supportare ancora questi browser dovranno apportare appropriate modifiche al codice.

> Verifica dei plugin

WordPress Eckstine introduce un modo per verificare se un plugin è malevolo e, in questo caso, per impedirgli di essere aggiornato.

In particolare introduce la possibilità per wordpress.org di controllare il roll-out di un aggiornamento e intervenire su di esso.

 

In definitiva

WordPress 5.5 è un importante aggiornamento che introduce un gran numero di funzioni utili, che renderanno il sito più veloce e aiuteranno gli editor a raggiungere più facilmente i propri obiettivi. Per scoprirle tutte clicca qui

YouTube rilascia un nuovo layout per desktop e tablet

È in roll out una nuova homepage nella versione desktop e tablet. Il nuovo layout di YouTube aggiorna lo stile con cui vengono presentati i video e aggiunge alcune nuove funzioni.

Il nuovo layout fornirà (puoi vederlo nell’animazione qui sotto) più spazio alle anteprime dei video, consentendo di visualizzare maggiori informazioni già nella homepage.

La vecchia e la nuova homepage di YouTube a confronto

Come spiegato sul blog ufficiale di YouTube, la nuova homepage permetterà di visualizzare titoli video più lunghi e miniature più grandi. L’obiettivo è dare informazioni più chiare sui video già al primo sguardo. Questo anche grazie a una nuova risoluzione delle anteprime che avranno hanno una risoluzione più alta.

Insomma il fine è quello di ottenere una maggiore qualità e immediatezza dei contenuti visualizzati, naturalmente a discapito della quantità.
Come avrai già notato, infatti, il numero di righe e colonne delle miniature viene ridotto con una sensibile diminuzione dei video proposti.

Col nuovo layout di YouTube arriva la coda video

La nuova funzione “Aggiungi alla coda”

Con il nuovo layout di YouTube arriveranno anche nuove funzioni.
La prima riguarda la coda video, e la nuova funzione andrà ad aggiungersi a Guarda più tardi.

Come indicato nell’annuncio, col nuovo layout di YouTube “viene introdotta la possibilità di aggiungere i video alla coda di visualizzazione. Potrai selezionare una manciata di video da guardare successivamente senza interrompere il video che stai guardando.
I video nella coda non verranno salvati quando chiudi il browser ma potrai continuare a salvarli nella playlist “Guarda più tardi”.

La funzione “Non consigliare il canale” col nuovo design sarà anche su desktop

La funzione “Non consigliare il canale” su desktop

Con il nuovo design YouTube aggiunge l’opzione “Non consigliare il canale” anche alla versione desktop. La funzione è già presente sui dispositivi mobile, dopo essere stata lanciata a inizio anno.
Come suggerito dal nome la sua funzione è quella di controllarei contenuti consigliati da YouTube, eliminando quelli non interessanti.

Per gli utenti le modifiche introdotte sono certamente minori ma aggiungono funzionalità a YouTube desktop, contribuendo a migliorare la navigazione.

Questi aggiustamenti, tuttavia, in alcuni casi potrebbero comportare una riduzione delle visualizzazioni. La riduzione delle finestre di anteprima, infatti, potrebbe farsi sentire per alcune tipologie di youtuber.

Nasce Cataloghi, la vetrina prodotti per WhatsApp

Cataloghi Whatsapp è da oggi disponibile in Brasile, Germania, India, Indonesia, Messico, Regno Unito e Stati Uniti per tutte le aziende e i negozi che utilizzano WhatsApp Business.
Sarà a breve disponibile anche in Italia e nel resto del mondo.

Come indica la stessa Facebook i cataloghi sono:
una vetrina mobile per le piccole aziende che permette loro di mostrare i prodotti ai clienti rendendo facile navigare e scoprire ciò che vogliono acquistare.

Non sarà quindi più necessario per negozianti e freelance dover inviare foto o fornire ripetutamente informazioni sui prodotti. Continua Facebook: “I clienti potranno vedere il loro catalogo completo direttamente all’interno di WhatsApp. Questo permette ai proprietari di essere più professionali e ai clienti di esser soddisfatti nella chat senza dover visitare un sito web

Come funziona?

Esempio di Cataloghi WhatsApp
Un esempio di Cataloghi

Gli articoli aggiunti a Cataloghi Whatsapp saranno visibili sul profilo WhatsApp dell’azienda.
Per ogni articolo nel catalogo, l’azienda potrà rendere visibile ai clienti informazioni quali prezzo, descrizione e codice prodotto.

Per aggiungere la funzione sarà sufficiente aggiornare l’app WhatsApp Business all’ultima versione e seguire gli step seguenti:

  1. aprire le impostazioni
  2. selezionare Impostazioni attività
  3. selezionare Cataloghi
  4. cliccare su Aggiungi prodotto o servizio
  5. aggiungere la foto del prodotto
  6. inserire le informazioni relative
  7. ripetere i punti 4,5 e 6 per ogni prodotto che si vuole aggiungere.

I prodotti aggiunti al catalogo saranno condivisibili direttamente dall’app come una foto o un contatto. Saranno inoltre caricati direttamente sui server di WhatsApp senza la necessità di salvare file sul telefono.

A chi può servire Cataloghi Whatsapp?

Cataloghi è stata pensata e realizzata espressamente per piccolo imprese con un rapporto diretto con la propria clientela. È quindi destinata in prima battuta a negozianti e freelance ma anche a tutte quelle imprese che hanno un catalogo prodotti ristretto.

Tuttavia, dopo il rilascio di WhatsApp Business, oggi di Cataloghi e in attesa dell’avvento dei pagamenti con Libra, si delinea con maggiore chiarezza la strategia di Facebook che vede in WhatsApp uno strumento molto interessante per avvicinare acquisti online e commercio di prossimità.

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Facebook, ancora una falla nell’accesso ai dati

Un difetto nelle Groups API potrebbe aver dato accesso alle informazioni degli utenti nei gruppi Facebook.
Lo rivela la stessa società in un post del blog per sviluppatori.
Oltre 100 partner potrebbero aver avuto accesso a informazioni quali nomi e immagini del profilo in connessione con l’attività nei gruppi.

Come spiegato da Facebook, prima di aprile 2018 l’accesso a queste informazioni era troppo semplice. Gli amministratori dei gruppi potevano autorizzare un’app esterna e questa molto semplicemente poteva accedere alle informazioni del gruppo.
Tuttavia, con le modifiche apportate alle Groups API ad aprile 2018, anche nel caso un amministratore autorizzi l’accesso dell’app, lo sviluppatore può ottenere solo informazioni quali il nome del gruppo, il numero di utenti e il contenuto dei post.
Per accedere a informazioni aggiuntive, come il nome e l’immagine del profilo in relazione all’attività del gruppo, i membri del gruppo devono acconsentire esplicitamente”.

I problemi dopo la modifica alle API

Lo scorso aprile, insomma, Facebook ha modifiche pesantemente le sue API per limitare l’accesso alle informazioni dei gruppi. Ma c’era un difetto rivelato dalla stessa società:
“Con la revisione in corso, abbiamo scoperto che alcune app hanno mantenuto l’accesso alle informazioni dei membri del gruppo, come i nomi e le immagini del profilo in relazione all’attività del gruppo, più a lungo del previsto. Da allora abbiamo rimosso il loro accesso.”

Facebook continua dicendo che dallo scorso aprile circa 100 sviluppatori possono aver avuto accesso a queste informazioni e aggiunge:
Sappiamo che almeno 11 partner hanno avuto accesso alle informazioni dei gruppi negli ultimi 60 giorni.
Anche se non abbiamo visto alcuna forma di abuso, chiederemo loro di eliminare tutti i dati e condurremo controlli per avere conferma che ciò avvenga.”

I dati resi disponibili da questa nuova falla – nomi e immagini del profilo in relazione all’attività di gruppo – non sono certo significativi come quelli esposti in altri passi falsi avuti in passato (tra tutti ricordiamo il caso Cambridge Analytica). E il fatto che a rivelarla sia la stessa società, depone a favore della stessa Facebook.

Tuttavia questo nuovo caso, peraltro in un momento davvero non favorevole, ci ricorda quanto sia problematico l’accumulo di così tanti dati in un’unica piattaforma e che la vera soluzione rimane una gestione consapevole dei dati che affidiamo ai social network.

Facebook metterà un limite al numero di inserzioni per ogni pagina

Facebook ha annunciato che nel 2020 porrà un limite al numero di inserzioni che sarà possibile pubblicare. Presentando l’update delle Graph e Marketing API, ha indicato l’intenzione di porre un tetto al numero di annunci pubblicabili in contemporanea.

Come spiegato da Facebook:
Stiamo lavorando per implementare, a metà 2020, un limite al numero di annunci che ogni pagina può pubblicare contemporaneamente. I limiti degli annunci avranno un impatto solo su una piccola percentuale di inserzionisti e prevediamo di condividere maggiori dettagli all’inizio del prossimo anno.

Suona strano, vero? Perché Facebook dovrebbe limitare potenziali entrate mettendo un tetto alle inserzioni di un brand e quindi alla quantità di denaro che può spendere?

Sempre secondo Facebook:
Stiamo implementando dei limiti perché un volume di annunci troppo elevato può ostacolare il rendimento degli inserzionisti. Con troppi annunci paralleli, meno inserzioni escono dalla fase di apprendimento e il budget viene speso prima di ottimizzare il rendimento degli annunci.

Quindi, secondo Facebook, la pubblicazione di troppe inserzioni porta a peggiorarne il rendimento complessivo. Cosa che, sul lungo periodo, potrebbe ridurre la spesa complessiva su Facebook per riduzione dell’efficacia. O per emulazione: se i grandi inserzionisti iniziassero a lamentarsi degli scarsi risultati di Facebook, a cascata potrebbe seguire la riduzione della spesa di tutti gli inserzionisti.

O almeno, questa sembra essere la teoria.

Come notato dalla stessa Facebook, il cambiamento avrà un impatto solo su un piccolo numero di grandi marchi. E non è probabile che ne sia interessata la maggioranza delle attività. 

Altre modifiche connesse alle nuove API

Avremo tuttavia modo di monitorare il risultato dei cambiamenti solo a partire da metà 2020. Potremo farlo attraverso il volume degli annunci delle pagine facebook e grazie alla nuova AD Volume API.

Aspettiamoci comunque maggiori dettagli prima di allora.

Altre modifiche implementate in questo aggiornamento API includono la rimozione di diverse metriche di annunci video e alcuni aggiornamenti alle opzioni di messaggistica per le aziende.  

Google non indicizzerà più Flash

Google ha annunciato che smetterà di indicizzare e classificare i contenuti Flash. Entro la fine dell’anno il motore di ricerca non elaborerà più i contenuti all’interno di file Flash SWF, siano essi contenuti in siti sviluppati interamente col formato Adobe o in pagine sviluppate solo parzialmente con esso.

Che cos’è Flash?
Flash è stato introdotto nel 1996 da Adobe come un strumento per produrre contenuti ricchi per web e computer. 
Era una piattaforma di web publishing molto popolare alla fine degli anni ’90 ma, col passare del tempo, sempre meno browser hanno continuato a supportare Flash.

Cosa cambia?
Nel 2008 Google ha iniziato a eseguire la scansione dei file Flash e un anno dopo, ha migliorato il modo di indicizzare i file SWF. Ma in realtà non ha mai classificato il contenuto dei file Flash del tutto bene.

L’annuncio di Google.
Google smetterà di supportare Flash entro la fine dell’anno. In particolare, Google search ignorerà il contenuto dei file SWF: non li indicizzerà e non li classificherà più.

Quale sarà l’impatto?
Google ha dichiarato che la maggior parte degli utenti e dei siti web non vedrà alcun impatto da questa modifica e c’è da credergli.
Del resto il declino di Flash ha già una lunga storia. Il primo colpo fu dato nel 2008 quando Apple smise di supportare il formato Adobe con l’introduzione del primo iPhone.
La stessa Google ha smesso di supportare Flash in YouTube ormai 7 anni fa e dal 2016 ha bloccato il suo utilizzo nella sue piattaforme pubblicitarie.
E come detto sopra, già oggi pochi browser supportano Flash: esso è disabilitato per impostazione predefinita in Chrome, Microsoft Edge e Firefox.

Le alternative.
Da tempo l’industria digitale guarda verso HTML5 e altre forme più recenti di JavaScript. Per questo se hai ancora un sito web completamente o parzialmente realizzato in Flash considera seriamente l’aggiornamento ad altre tecnologie.

Cosa cambia con l’ottimizzazione del budget per campagna in Facebook?

Se come me ti occupi di advertising, certamente già saprai che Facebook ha rinviato il passaggio all’ottimizzazione del budget per campagna (CBO) a febbraio 2020.

Inizialmente prevista per settembre 2019, la migrazione è stata posticipata con l’obiettivo di dare più tempo ai test degli inserzionisti.
Il passaggio a CBO, soprattutto per i grandi inserzionisti, si è rivelato meno semplice è veloce del previsto.
Proprio questo ci dice qualcosa in più su quello che la nuova ottimizzazione richiederà alle nostre campagne.

Pensiamoci un attimo. CBO non è un semplice spostamento a livello di campagna di quello che già accade a livello di gruppo di annunci.
Non è solo questo.

Spostando la gestione del budget dal gruppo di inserzioni alle campagne, la nuova ottimizzazione impone di ripensare l’impostazione di quest’ultime se non di ripensare del tutto la struttura dei nostri account.
Non di rado infatti le campagne avevano una funzione simile a quella di meri contenitori, di raggrupamenti dei gruppi di inserzioni per tipologia di obiettivo più che per obiettivi comuni.

L’ottimizzazione del budget impone un nuovo modo di impostare le campagne.

Facebook con CBO ci chiede di cambiare questa impostazione.
Ci chiede di passare a campagne in cui l’obiettivo non è solo una generica identità (generazione contatti, traffico, ecc.) ma un vero e proprio obiettivo comune.

Se la vediamo in questa ottica la questione non è più chi, tra l’inserzionista e Facebook, analizza il rendimento dei gruppi di annunci. E non è neppure chi decide quanto budget della campagna destinare ai gruppi col rendimento migliore.
La questione diventa che cosa Facebook richiede a noi inserzionisti per far funzionare al meglio le campagne?
Rendenderle più “piccole”. Definirne meglio gli obiettivi. Delinearle con maggiore precisione e chiarezza.

Cosa facile a dirsi ma non altrettanto a farsi, soprattutto coi volumi dei grandi inserzionisti.

Tra le tante cose interessanti suggerite da Michelle Morgan in questo intervista a MarketingLand (vi suggerisco di leggerla!) la questione emerge tra le righe.
O meglio la leggo tra le righe intrecciando quello che dice con la mia esperienza personale.

E tu hai già testato l’ottimizzazione del budget per campagna? Come ti sei trovato? Cosa ne pensi?

Piccolo aggiornamento del Business Manager di Facebook

Facebook sposta alcuni campi al livello dell’inserzione

Facebook ha rilasciato un piccolo aggiornamento in Business Manager.
Ora, quando crei un’inserzione, trovi i testi e le destinazioni raggruppate per tipo.
In questo modo il processo di creazione dovrebbe diventare più intuitivo.

Google ADS introduce mappa account

Se in Google ADS disponiamo di un account manager, possiamo ora accedere alla nuova sezione mappa account. Con essa è possibile accedere velocemente alla struttura e alle principali informazioni dei subaccount, nonché passare rapidamente tra loro.

In dettaglio mappa account ci permette di visualizzare tutti i subaccount in un’unica schermata. Ci dà visione delle loro prestazioni principali – impressioni, clic e costo – e ci permette di rintracciare i subaccount che condividono attributi comuni.
Per esempio possiamo vedere quali condividono gestori esterni, etichette, conversioni o elenchi per il remarketing.

Esempio di mappa account

Mappa account è disponibile per tutti gli account manager. Per accedervi è sufficiente entrare nel menu Strumenti e impostazioni, nella colonna Impostazione.

Parametri UTM: tutto ciò che bisogna sapere

Campagne display, search, social network, newsletter, video, messaggistica… gli strumenti a nostra disposizione per promuovere un contenuto del sito sono oggi davvero numerosi.
Di più, ogni strumento può prevedere diverse varianti dello stessa promozione e la stessa variante può essere riproposta in diverse fasi del funnel.
Insomma, per farla breve, la promozione del nostro contenuto può essere davvero molto articolata.
In questo scenario come possiamo essere davvero precisi nel definire quali strumenti sono più efficaci nel generare traffico?

Certo, Google Analytics viene in nostro aiuto e grazie ad esso sappiamo già da dove proviene buona parte del traffico del nostro sito web – o almeno lo sappiamo a grandi linee – ma come possiamo essere davvero precisi? Come possiamo capire, all’interno di Analytics, quale variante della nostra inserzione Facebook o quale tweet genera più traffico o converte meglio?

In questo l’utilizzo dei parametri UTM (Urchin Tracking Module) è essenziale, rendendo possibile la distinzione delle molte variabili e quindi dando la possibilità di perfezionare l’analisi del traffico.

Cosa sono i parametri UTM?

Sono 5 tag che possiamo aggiungere alla fine di ogni URL che permettono di inviare a Google Analytics delle informazioni aggiuntive sul traffico, senza alterare in alcun modo l’efficacia della campagna o il funzionamento della pagina.

Diamo una rapida occhiata a ciascuno dei 5 parametri:

  • utm_campaign
    permette di indicare a quale campagna promozionale è associato uno specifico link;
  • utm_medium
    permette di indicare da quale tipologia di canale proviene il traffico (per es. social media, email, messaggistica, ecc.);
  • utm_source
    permette di indicare qual è la sorgente da cui provengono i visitatori del sito (per es. Facebook, Google, Telegram, ecc.);
  • utm_term:
    nelle campagne search permette di indicare le parole chiave associate alla campagna;
  • utm_content: permette di indicare qual è l’elemento esatto su cui l’utente ha fatto clic per accedere al nostro sito.

Come usarli correttamente nel tracciamento?

Supponiamo di dover promuovere il sito di Momentum con un link da questo blog.
Useremo l’URL di Momentum e 4 parametri UTM:

https://momentumsas.it/?utm_source=fabio_larocca&utm_medium=blog&utm_campaign=prova_UTM&utm_content=link_post_uno

Così facendo stiamo segnalando a Google Analytics di Momentum che chiunque fa clic su questo link arriva dalla sorgente Fabio Larocca (utm_source=fabio_larocca), che Fabio Larocca è un blog (utm_medium=blog), che il clic arriva grazie alla campagna prova UTM (utm_campaign=prova_UTM) e infine che il link esatto da cui proviene è link post uno (utm_content=link_post_uno).

Perché usare i parametri UTM?

Conoscere quali strumenti – in quale variante e posizione – funzionano meglio per promuovere il nostro contenuto online ci aiuta a scegliere il tipo di contenuto da pubblicare e il luogo in cui pubblicarlo, ottimizzando il risultato della nostra campagna.

Da dove cominciare? Campaign URL Builder di Google è un ottimo punto di partenza che può aiutarci a generare parametri UTM personalizzati per tenere traccia di tutti i nostri sforzi promozionali. Non resta che iniziare