YouTube rilascia un nuovo layout per desktop e tablet

È in roll out una nuova homepage nella versione desktop e tablet. Il nuovo layout di YouTube aggiorna lo stile con cui vengono presentati i video e aggiunge alcune nuove funzioni.

Il nuovo layout fornirà (puoi vederlo nell’animazione qui sotto) più spazio alle anteprime dei video, consentendo di visualizzare maggiori informazioni già nella homepage.

La vecchia e la nuova homepage di YouTube a confronto

Come spiegato sul blog ufficiale di YouTube, la nuova homepage permetterà di visualizzare titoli video più lunghi e miniature più grandi. L’obiettivo è dare informazioni più chiare sui video già al primo sguardo. Questo anche grazie a una nuova risoluzione delle anteprime che avranno hanno una risoluzione più alta.

Insomma il fine è quello di ottenere una maggiore qualità e immediatezza dei contenuti visualizzati, naturalmente a discapito della quantità.
Come avrai già notato, infatti, il numero di righe e colonne delle miniature viene ridotto con una sensibile diminuzione dei video proposti.

Col nuovo layout di YouTube arriva la coda video

La nuova funzione “Aggiungi alla coda”

Con il nuovo layout di YouTube arriveranno anche nuove funzioni.
La prima riguarda la coda video, e la nuova funzione andrà ad aggiungersi a Guarda più tardi.

Come indicato nell’annuncio, col nuovo layout di YouTube “viene introdotta la possibilità di aggiungere i video alla coda di visualizzazione. Potrai selezionare una manciata di video da guardare successivamente senza interrompere il video che stai guardando.
I video nella coda non verranno salvati quando chiudi il browser ma potrai continuare a salvarli nella playlist “Guarda più tardi”.

La funzione “Non consigliare il canale” col nuovo design sarà anche su desktop

La funzione “Non consigliare il canale” su desktop

Con il nuovo design YouTube aggiunge l’opzione “Non consigliare il canale” anche alla versione desktop. La funzione è già presente sui dispositivi mobile, dopo essere stata lanciata a inizio anno.
Come suggerito dal nome la sua funzione è quella di controllarei contenuti consigliati da YouTube, eliminando quelli non interessanti.

Per gli utenti le modifiche introdotte sono certamente minori ma aggiungono funzionalità a YouTube desktop, contribuendo a migliorare la navigazione.

Questi aggiustamenti, tuttavia, in alcuni casi potrebbero comportare una riduzione delle visualizzazioni. La riduzione delle finestre di anteprima, infatti, potrebbe farsi sentire per alcune tipologie di youtuber.

Nasce Cataloghi, la vetrina prodotti per WhatsApp

Cataloghi Whatsapp è da oggi disponibile in Brasile, Germania, India, Indonesia, Messico, Regno Unito e Stati Uniti per tutte le aziende e i negozi che utilizzano WhatsApp Business.
Sarà a breve disponibile anche in Italia e nel resto del mondo.

Come indica la stessa Facebook i cataloghi sono:
una vetrina mobile per le piccole aziende che permette loro di mostrare i prodotti ai clienti rendendo facile navigare e scoprire ciò che vogliono acquistare.

Non sarà quindi più necessario per negozianti e freelance dover inviare foto o fornire ripetutamente informazioni sui prodotti. Continua Facebook: “I clienti potranno vedere il loro catalogo completo direttamente all’interno di WhatsApp. Questo permette ai proprietari di essere più professionali e ai clienti di esser soddisfatti nella chat senza dover visitare un sito web

Come funziona?

Esempio di Cataloghi WhatsApp
Un esempio di Cataloghi

Gli articoli aggiunti a Cataloghi Whatsapp saranno visibili sul profilo WhatsApp dell’azienda.
Per ogni articolo nel catalogo, l’azienda potrà rendere visibile ai clienti informazioni quali prezzo, descrizione e codice prodotto.

Per aggiungere la funzione sarà sufficiente aggiornare l’app WhatsApp Business all’ultima versione e seguire gli step seguenti:

  1. aprire le impostazioni
  2. selezionare Impostazioni attività
  3. selezionare Cataloghi
  4. cliccare su Aggiungi prodotto o servizio
  5. aggiungere la foto del prodotto
  6. inserire le informazioni relative
  7. ripetere i punti 4,5 e 6 per ogni prodotto che si vuole aggiungere.

I prodotti aggiunti al catalogo saranno condivisibili direttamente dall’app come una foto o un contatto. Saranno inoltre caricati direttamente sui server di WhatsApp senza la necessità di salvare file sul telefono.

A chi può servire Cataloghi Whatsapp?

Cataloghi è stata pensata e realizzata espressamente per piccolo imprese con un rapporto diretto con la propria clientela. È quindi destinata in prima battuta a negozianti e freelance ma anche a tutte quelle imprese che hanno un catalogo prodotti ristretto.

Tuttavia, dopo il rilascio di WhatsApp Business, oggi di Cataloghi e in attesa dell’avvento dei pagamenti con Libra, si delinea con maggiore chiarezza la strategia di Facebook che vede in WhatsApp uno strumento molto interessante per avvicinare acquisti online e commercio di prossimità.

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Facebook, ancora una falla nell’accesso ai dati

Un difetto nelle Groups API potrebbe aver dato accesso alle informazioni degli utenti nei gruppi Facebook.
Lo rivela la stessa società in un post del blog per sviluppatori.
Oltre 100 partner potrebbero aver avuto accesso a informazioni quali nomi e immagini del profilo in connessione con l’attività nei gruppi.

Come spiegato da Facebook, prima di aprile 2018 l’accesso a queste informazioni era troppo semplice. Gli amministratori dei gruppi potevano autorizzare un’app esterna e questa molto semplicemente poteva accedere alle informazioni del gruppo.
Tuttavia, con le modifiche apportate alle Groups API ad aprile 2018, anche nel caso un amministratore autorizzi l’accesso dell’app, lo sviluppatore può ottenere solo informazioni quali il nome del gruppo, il numero di utenti e il contenuto dei post.
Per accedere a informazioni aggiuntive, come il nome e l’immagine del profilo in relazione all’attività del gruppo, i membri del gruppo devono acconsentire esplicitamente”.

I problemi dopo la modifica alle API

Lo scorso aprile, insomma, Facebook ha modifiche pesantemente le sue API per limitare l’accesso alle informazioni dei gruppi. Ma c’era un difetto rivelato dalla stessa società:
“Con la revisione in corso, abbiamo scoperto che alcune app hanno mantenuto l’accesso alle informazioni dei membri del gruppo, come i nomi e le immagini del profilo in relazione all’attività del gruppo, più a lungo del previsto. Da allora abbiamo rimosso il loro accesso.”

Facebook continua dicendo che dallo scorso aprile circa 100 sviluppatori possono aver avuto accesso a queste informazioni e aggiunge:
Sappiamo che almeno 11 partner hanno avuto accesso alle informazioni dei gruppi negli ultimi 60 giorni.
Anche se non abbiamo visto alcuna forma di abuso, chiederemo loro di eliminare tutti i dati e condurremo controlli per avere conferma che ciò avvenga.”

I dati resi disponibili da questa nuova falla – nomi e immagini del profilo in relazione all’attività di gruppo – non sono certo significativi come quelli esposti in altri passi falsi avuti in passato (tra tutti ricordiamo il caso Cambridge Analytica). E il fatto che a rivelarla sia la stessa società, depone a favore della stessa Facebook.

Tuttavia questo nuovo caso, peraltro in un momento davvero non favorevole, ci ricorda quanto sia problematico l’accumulo di così tanti dati in un’unica piattaforma e che la vera soluzione rimane una gestione consapevole dei dati che affidiamo ai social network.

Facebook metterà un limite al numero di inserzioni per ogni pagina

Facebook ha annunciato che nel 2020 porrà un limite al numero di inserzioni che sarà possibile pubblicare. Presentando l’update delle Graph e Marketing API, ha indicato l’intenzione di porre un tetto al numero di annunci pubblicabili in contemporanea.

Come spiegato da Facebook:
Stiamo lavorando per implementare, a metà 2020, un limite al numero di annunci che ogni pagina può pubblicare contemporaneamente. I limiti degli annunci avranno un impatto solo su una piccola percentuale di inserzionisti e prevediamo di condividere maggiori dettagli all’inizio del prossimo anno.

Suona strano, vero? Perché Facebook dovrebbe limitare potenziali entrate mettendo un tetto alle inserzioni di un brand e quindi alla quantità di denaro che può spendere?

Sempre secondo Facebook:
Stiamo implementando dei limiti perché un volume di annunci troppo elevato può ostacolare il rendimento degli inserzionisti. Con troppi annunci paralleli, meno inserzioni escono dalla fase di apprendimento e il budget viene speso prima di ottimizzare il rendimento degli annunci.

Quindi, secondo Facebook, la pubblicazione di troppe inserzioni porta a peggiorarne il rendimento complessivo. Cosa che, sul lungo periodo, potrebbe ridurre la spesa complessiva su Facebook per riduzione dell’efficacia. O per emulazione: se i grandi inserzionisti iniziassero a lamentarsi degli scarsi risultati di Facebook, a cascata potrebbe seguire la riduzione della spesa di tutti gli inserzionisti.

O almeno, questa sembra essere la teoria.

Come notato dalla stessa Facebook, il cambiamento avrà un impatto solo su un piccolo numero di grandi marchi. E non è probabile che ne sia interessata la maggioranza delle attività. 

Altre modifiche connesse alle nuove API

Avremo tuttavia modo di monitorare il risultato dei cambiamenti solo a partire da metà 2020. Potremo farlo attraverso il volume degli annunci delle pagine facebook e grazie alla nuova AD Volume API.

Aspettiamoci comunque maggiori dettagli prima di allora.

Altre modifiche implementate in questo aggiornamento API includono la rimozione di diverse metriche di annunci video e alcuni aggiornamenti alle opzioni di messaggistica per le aziende.  

Google non indicizzerà più Flash

Google ha annunciato che smetterà di indicizzare e classificare i contenuti Flash. Entro la fine dell’anno il motore di ricerca non elaborerà più i contenuti all’interno di file Flash SWF, siano essi contenuti in siti sviluppati interamente col formato Adobe o in pagine sviluppate solo parzialmente con esso.

Che cos’è Flash?
Flash è stato introdotto nel 1996 da Adobe come un strumento per produrre contenuti ricchi per web e computer. 
Era una piattaforma di web publishing molto popolare alla fine degli anni ’90 ma, col passare del tempo, sempre meno browser hanno continuato a supportare Flash.

Cosa cambia?
Nel 2008 Google ha iniziato a eseguire la scansione dei file Flash e un anno dopo, ha migliorato il modo di indicizzare i file SWF. Ma in realtà non ha mai classificato il contenuto dei file Flash del tutto bene.

L’annuncio di Google.
Google smetterà di supportare Flash entro la fine dell’anno. In particolare, Google search ignorerà il contenuto dei file SWF: non li indicizzerà e non li classificherà più.

Quale sarà l’impatto?
Google ha dichiarato che la maggior parte degli utenti e dei siti web non vedrà alcun impatto da questa modifica e c’è da credergli.
Del resto il declino di Flash ha già una lunga storia. Il primo colpo fu dato nel 2008 quando Apple smise di supportare il formato Adobe con l’introduzione del primo iPhone.
La stessa Google ha smesso di supportare Flash in YouTube ormai 7 anni fa e dal 2016 ha bloccato il suo utilizzo nella sue piattaforme pubblicitarie.
E come detto sopra, già oggi pochi browser supportano Flash: esso è disabilitato per impostazione predefinita in Chrome, Microsoft Edge e Firefox.

Le alternative.
Da tempo l’industria digitale guarda verso HTML5 e altre forme più recenti di JavaScript. Per questo se hai ancora un sito web completamente o parzialmente realizzato in Flash considera seriamente l’aggiornamento ad altre tecnologie.