Nasce Cataloghi, la vetrina prodotti per WhatsApp

Cataloghi Whatsapp è da oggi disponibile in Brasile, Germania, India, Indonesia, Messico, Regno Unito e Stati Uniti per tutte le aziende e i negozi che utilizzano WhatsApp Business.
Sarà a breve disponibile anche in Italia e nel resto del mondo.

Come indica la stessa Facebook i cataloghi sono:
una vetrina mobile per le piccole aziende che permette loro di mostrare i prodotti ai clienti rendendo facile navigare e scoprire ciò che vogliono acquistare.

Non sarà quindi più necessario per negozianti e freelance dover inviare foto o fornire ripetutamente informazioni sui prodotti. Continua Facebook: “I clienti potranno vedere il loro catalogo completo direttamente all’interno di WhatsApp. Questo permette ai proprietari di essere più professionali e ai clienti di esser soddisfatti nella chat senza dover visitare un sito web

Come funziona?

Esempio di Cataloghi WhatsApp
Un esempio di Cataloghi

Gli articoli aggiunti a Cataloghi Whatsapp saranno visibili sul profilo WhatsApp dell’azienda.
Per ogni articolo nel catalogo, l’azienda potrà rendere visibile ai clienti informazioni quali prezzo, descrizione e codice prodotto.

Per aggiungere la funzione sarà sufficiente aggiornare l’app WhatsApp Business all’ultima versione e seguire gli step seguenti:

  1. aprire le impostazioni
  2. selezionare Impostazioni attività
  3. selezionare Cataloghi
  4. cliccare su Aggiungi prodotto o servizio
  5. aggiungere la foto del prodotto
  6. inserire le informazioni relative
  7. ripetere i punti 4,5 e 6 per ogni prodotto che si vuole aggiungere.

I prodotti aggiunti al catalogo saranno condivisibili direttamente dall’app come una foto o un contatto. Saranno inoltre caricati direttamente sui server di WhatsApp senza la necessità di salvare file sul telefono.

A chi può servire Cataloghi Whatsapp?

Cataloghi è stata pensata e realizzata espressamente per piccolo imprese con un rapporto diretto con la propria clientela. È quindi destinata in prima battuta a negozianti e freelance ma anche a tutte quelle imprese che hanno un catalogo prodotti ristretto.

Tuttavia, dopo il rilascio di WhatsApp Business, oggi di Cataloghi e in attesa dell’avvento dei pagamenti con Libra, si delinea con maggiore chiarezza la strategia di Facebook che vede in WhatsApp uno strumento molto interessante per avvicinare acquisti online e commercio di prossimità.

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Facebook, ancora una falla nell’accesso ai dati

Un difetto nelle Groups API potrebbe aver dato accesso alle informazioni degli utenti nei gruppi Facebook.
Lo rivela la stessa società in un post del blog per sviluppatori.
Oltre 100 partner potrebbero aver avuto accesso a informazioni quali nomi e immagini del profilo in connessione con l’attività nei gruppi.

Come spiegato da Facebook, prima di aprile 2018 l’accesso a queste informazioni era troppo semplice. Gli amministratori dei gruppi potevano autorizzare un’app esterna e questa molto semplicemente poteva accedere alle informazioni del gruppo.
Tuttavia, con le modifiche apportate alle Groups API ad aprile 2018, anche nel caso un amministratore autorizzi l’accesso dell’app, lo sviluppatore può ottenere solo informazioni quali il nome del gruppo, il numero di utenti e il contenuto dei post.
Per accedere a informazioni aggiuntive, come il nome e l’immagine del profilo in relazione all’attività del gruppo, i membri del gruppo devono acconsentire esplicitamente”.

I problemi dopo la modifica alle API

Lo scorso aprile, insomma, Facebook ha modifiche pesantemente le sue API per limitare l’accesso alle informazioni dei gruppi. Ma c’era un difetto rivelato dalla stessa società:
“Con la revisione in corso, abbiamo scoperto che alcune app hanno mantenuto l’accesso alle informazioni dei membri del gruppo, come i nomi e le immagini del profilo in relazione all’attività del gruppo, più a lungo del previsto. Da allora abbiamo rimosso il loro accesso.”

Facebook continua dicendo che dallo scorso aprile circa 100 sviluppatori possono aver avuto accesso a queste informazioni e aggiunge:
Sappiamo che almeno 11 partner hanno avuto accesso alle informazioni dei gruppi negli ultimi 60 giorni.
Anche se non abbiamo visto alcuna forma di abuso, chiederemo loro di eliminare tutti i dati e condurremo controlli per avere conferma che ciò avvenga.”

I dati resi disponibili da questa nuova falla – nomi e immagini del profilo in relazione all’attività di gruppo – non sono certo significativi come quelli esposti in altri passi falsi avuti in passato (tra tutti ricordiamo il caso Cambridge Analytica). E il fatto che a rivelarla sia la stessa società, depone a favore della stessa Facebook.

Tuttavia questo nuovo caso, peraltro in un momento davvero non favorevole, ci ricorda quanto sia problematico l’accumulo di così tanti dati in un’unica piattaforma e che la vera soluzione rimane una gestione consapevole dei dati che affidiamo ai social network.

Facebook metterà un limite al numero di inserzioni per ogni pagina

Facebook ha annunciato che nel 2020 porrà un limite al numero di inserzioni che sarà possibile pubblicare. Presentando l’update delle Graph e Marketing API, ha indicato l’intenzione di porre un tetto al numero di annunci pubblicabili in contemporanea.

Come spiegato da Facebook:
Stiamo lavorando per implementare, a metà 2020, un limite al numero di annunci che ogni pagina può pubblicare contemporaneamente. I limiti degli annunci avranno un impatto solo su una piccola percentuale di inserzionisti e prevediamo di condividere maggiori dettagli all’inizio del prossimo anno.

Suona strano, vero? Perché Facebook dovrebbe limitare potenziali entrate mettendo un tetto alle inserzioni di un brand e quindi alla quantità di denaro che può spendere?

Sempre secondo Facebook:
Stiamo implementando dei limiti perché un volume di annunci troppo elevato può ostacolare il rendimento degli inserzionisti. Con troppi annunci paralleli, meno inserzioni escono dalla fase di apprendimento e il budget viene speso prima di ottimizzare il rendimento degli annunci.

Quindi, secondo Facebook, la pubblicazione di troppe inserzioni porta a peggiorarne il rendimento complessivo. Cosa che, sul lungo periodo, potrebbe ridurre la spesa complessiva su Facebook per riduzione dell’efficacia. O per emulazione: se i grandi inserzionisti iniziassero a lamentarsi degli scarsi risultati di Facebook, a cascata potrebbe seguire la riduzione della spesa di tutti gli inserzionisti.

O almeno, questa sembra essere la teoria.

Come notato dalla stessa Facebook, il cambiamento avrà un impatto solo su un piccolo numero di grandi marchi. E non è probabile che ne sia interessata la maggioranza delle attività. 

Altre modifiche connesse alle nuove API

Avremo tuttavia modo di monitorare il risultato dei cambiamenti solo a partire da metà 2020. Potremo farlo attraverso il volume degli annunci delle pagine facebook e grazie alla nuova AD Volume API.

Aspettiamoci comunque maggiori dettagli prima di allora.

Altre modifiche implementate in questo aggiornamento API includono la rimozione di diverse metriche di annunci video e alcuni aggiornamenti alle opzioni di messaggistica per le aziende.  

Cosa cambia con l’ottimizzazione del budget per campagna in Facebook?

Se come me ti occupi di advertising, certamente già saprai che Facebook ha rinviato il passaggio all’ottimizzazione del budget per campagna (CBO) a febbraio 2020.

Inizialmente prevista per settembre 2019, la migrazione è stata posticipata con l’obiettivo di dare più tempo ai test degli inserzionisti.
Il passaggio a CBO, soprattutto per i grandi inserzionisti, si è rivelato meno semplice è veloce del previsto.
Proprio questo ci dice qualcosa in più su quello che la nuova ottimizzazione richiederà alle nostre campagne.

Pensiamoci un attimo. CBO non è un semplice spostamento a livello di campagna di quello che già accade a livello di gruppo di annunci.
Non è solo questo.

Spostando la gestione del budget dal gruppo di inserzioni alle campagne, la nuova ottimizzazione impone di ripensare l’impostazione di quest’ultime se non di ripensare del tutto la struttura dei nostri account.
Non di rado infatti le campagne avevano una funzione simile a quella di meri contenitori, di raggrupamenti dei gruppi di inserzioni per tipologia di obiettivo più che per obiettivi comuni.

L’ottimizzazione del budget impone un nuovo modo di impostare le campagne.

Facebook con CBO ci chiede di cambiare questa impostazione.
Ci chiede di passare a campagne in cui l’obiettivo non è solo una generica identità (generazione contatti, traffico, ecc.) ma un vero e proprio obiettivo comune.

Se la vediamo in questa ottica la questione non è più chi, tra l’inserzionista e Facebook, analizza il rendimento dei gruppi di annunci. E non è neppure chi decide quanto budget della campagna destinare ai gruppi col rendimento migliore.
La questione diventa che cosa Facebook richiede a noi inserzionisti per far funzionare al meglio le campagne?
Rendenderle più “piccole”. Definirne meglio gli obiettivi. Delinearle con maggiore precisione e chiarezza.

Cosa facile a dirsi ma non altrettanto a farsi, soprattutto coi volumi dei grandi inserzionisti.

Tra le tante cose interessanti suggerite da Michelle Morgan in questo intervista a MarketingLand (vi suggerisco di leggerla!) la questione emerge tra le righe.
O meglio la leggo tra le righe intrecciando quello che dice con la mia esperienza personale.

E tu hai già testato l’ottimizzazione del budget per campagna? Come ti sei trovato? Cosa ne pensi?

Piccolo aggiornamento del Business Manager di Facebook

Facebook sposta alcuni campi al livello dell’inserzione

Facebook ha rilasciato un piccolo aggiornamento in Business Manager.
Ora, quando crei un’inserzione, trovi i testi e le destinazioni raggruppate per tipo.
In questo modo il processo di creazione dovrebbe diventare più intuitivo.

Dimensioni dei post di Facebook: le nuove regole

Facebook ha annunciato una modifica delle dimensioni dei post e delle inserzioni pubblicati dalle pagine.
La variazione dei formati, segnalata agli inserzionisti direttamente nel Business Manager, riguarderà la visualizzazione dei contenuti nella versione mobile – app e browser – del news feed.

È il risultato dell’adeguamento dei contenuti mobile alle nuove linee guide per il design introdotte all’inizio di quest’anno. Le modifiche avranno luogo a partire dal 19 agosto e vedranno una riduzione delle dimensioni dei post di Facebook, in particolare degli ingombri massimi dei testi e delle immagini.

Facebook ridurrà le righe di testo visibile agli utenti
In particolare ridurrà da 7 a 3 le righe del testo visibile immediatamente nel feed di notizie. Il testo ulteriore sarà fruibile solo cliccando su continua a leggere

Facebook ridurrà l’altezza massima di foto e video
In particolare ridurrà le proporzioni dei contenuti multimediali visualizzati nel news feed da 2:3 a 4:5. Taglierà i contenuti eccedenti in verticalità, riportandoli a una proporzione di 4:5.

Rimarranno invece invariati gli ingombri del news feed visualizzato da browser desktop: il testo continuerà ad essere visualizzato in massimo 7 righe prima del troncamento e i contenuti multimediali continueranno ad avere, nello sviluppo verticale, una proporzione massima di 1:1.